I LAICI MEDITANO IL MESSAGGIO 13/14

I LAICI MEDITANO IL MESSAGGIO 13
La terra di Coin
Il cosiddetto episodio della terra di Coin è uno dei passi più lunghi e significativi del Messaggio di Maria a La Salette per l’importanza e l’efficacia dei contenuti evocati dal susseguirsi della narrazione.
Alla domanda che la Vergine rivolge ai due bambini: “Avete mai visto il grano guasto?” rispondono “No, Signora…”. Probabilmente avremmo risposto così anche noi. Alcuni ragazzi delle nostre città non hanno nemmeno mai visto il grano sano, figurarsi quello guasto. Il grano guasto non lo si conserva, lo si butta via, non serve: è il simbolo della carestia.
Oggi assistiamo non solo ad una povertà materiale ma anche alla perdita di valori morali e al diffondersi di un forte disagio sociale. Alla carestia naturale si assomma un problema di speculazione, di disonesta distribuzione delle risorse, di sfruttamento della manodopera fino al punto da ledere la dignità umana. E’ una crisi procurata da una minoranza incurante del prossimo. Il grano sano è segno di abbondanza e di grazia. Il grano, trasformato in pane, quando diventa il Corpo stesso di Cristo è l’alimento dell’anima. Ma noi guastiamo questo pane quando nell’Eucarestia lo riceviamo distrattamente o per abitudine, quando facciamo cadere in polvere quest’immenso dono che Gesù ci fa. Questo è il grano guasto della nostra anima. Gesù è molto attento al pane. Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dopo averlo fatto distribuire a tutti ne fa accuratamente raccogliere gli avanzi “perché nulla vada perduto” (Gio 6, 12). D’altra parte Gesù nasce in un paese, Betlemme, che in ebraico vuol dire “casa del pane”. Senza pane l’uomo muore, “indispensabile per la vita è il pane” (Sir 29, 21). Come tutti gli esseri viventi l’uomo ha bisogno di cibarsi, non è autonomo ma dipende dai prodotti della terra. L’uomo per sua natura teme la morte, ma Gesù lo rassicura offrendo se stesso: “Io sono il pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gio 6, 51). Il cristiano, il discepolo di Cristo, ha la vita eterna assicurata, garantita dalla fede. Altro che grano guasto… Massimino non ricorda di avere visto il grano guasto e dà una risposta immediata. E’, come molti di noi, distratto, superficiale, irriflessivo, vive con non curanza. La Vergine, con estrema dolcezza, lo fa riflettere e dice una delle più belle e commoventi frasi di tutto il Messaggio. Ricorda un episodio banale ed insignificante della vita del ragazzo: “Ma tu figlio mio, certamente una volta lo hai visto con tuo padre, nel campo di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il grano guasto. Ci andaste tutti e due, tuo padre prese in mano due o tre spighe, le stropicciò e tutto cadde in polvere”.
Il padre di Massimino faceva il falegname a da anni non frequentava la Chiesa. Incredulo di quanto accaduto al figlio, condivideva con alcuni paesani i motti di derisione indirizzati al ragazzo. Ma quando questi gli raccontò ciò che la Vergine aveva minuziosamente descritto del loro viaggio a Coin si rese conto della straordinarietà dell’evento e si convertì. La Vergine continua il suo racconto: “al ritorno quando eravate a mezz’ora da Corps tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: Prendi, figlio mio, mangia ancora del pane per quest’anno, perché non so chi ne mangerà l’anno prossimo se il grano continua in questo modo”. Quel pezzo di pane dato a Massimino rappresenta le preoccupazioni e le ansie di tutti i genitori del mondo nei confronti dell’avvenire dei figli, che, soprattutto oggi, vivono nella superficialità religiosa e nella precarietà sia sociale che lavorativa e si sentono privati della speranza nel futuro. Il signor Giraud, padre di Massimino, si converte nel momento in cui si rende conto che la Vergine testimonia che Dio vive con noi ogni momento della nostra esistenza, non solo è presente ma con-divide con ciascuno gli avvenimenti della realtà quotidiana. L’episodio della terra di Coin è la dimostrazione che viviamo alla presenza di Dio al quale dobbiamo affidarci totalmente ed abbandonarci alla sua tenerezza. Lasciamoci allora guardare da Dio, anzi cerchiamo di conquistare il suo sguardo. Quale rivoluzione ci sarebbe nel mondo se ogni persona si rendesse conto di vivere sotto lo sguardo di Dio! Chiediamo aiuto a Maria e non stanchiamoci di ripetere: “Rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio Gesù”.

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