Sinodalità: un cammino di vita e di missione ecclesiale

Giugno 2021

Seguire Cristo per diventare apostolo

La parola italiana sinodo deriva da una parola composta greca. Letteralmente, deriva dal Greco “syn” che significa “insieme” e “hodos” che significa “via”, “strada”, “sentiero”, quindi viaggiare insieme, camminare insieme.

Quando guardiamo a come si svolge e si sviluppa il ministero di Gesù, questa dimensione di “sinodalità” è molto presente. E non solo perché lungo la strada il carisma di Gesù, incarnato in ciò che ha insegnato e fatto, ha attratto a lui molte persone, ma anche perché lo stesso Gesù non ha vissuto da solo la sua chiamata e missione.

Durante il suo ministero pubblico, Gesù non si dedica solo a compiere la missione che il Padre gli ha affidato; lo si vede anche impegnato nella formazione di una comunità di seguaci che avrebbe poi continuato la sua stessa missione, una volta asceso al Padre.

L’importanza di questa dimensione nel ministero di Gesù è testimoniata dal fatto che una delle prime cose che Gesù fa all’inizio del suo ministero pubblico è chiamare i suoi primi discepoli (vedi ad esempio Mt 4,18–22, Mc 3,16–19 e Lc 5,1–11). La chiamata dei discepoli è uno dei momenti chiave del ministero di Gesù.

Inoltre, il Vangelo di Marco ci fa anche conoscere il triplice obiettivo della scelta di Gesù di chiamare alcuni a seguirlo stabilmente. Nel capitolo 3, ai versetti 14 e 15, Marco scrive: «Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni».

Ciò che è bello notare è il processo di crescita e trasformazione che i primi seguaci di Gesù sperimentarono mentre camminavano “con” e “dietro” il loro Maestro di Nazareth. Una tale crescita è molto chiara dal modo in cui i Vangeli si riferiscono a quelli che siamo abituati a chiamare i “Dodici Apostoli”. In effetti, all’inizio, sono identificati semplicemente con i loro nomi (Mt 4,18.21; Mc 3,16–19), o con le loro professioni (Mt 4,18.21), o con i loro legami familiari (Mt 4,18.21; Mc 3,17–18). Ad un certo punto, dopo aver trascorso un tempo sufficiente con Gesù, i Vangeli si riferiscono a loro come discepoli. Infine, al momento della “Grande Commissione”, sono anche designati come Apostoli.

Oltre a predicare la Buona Novella del Regno di Dio, Gesù si preoccupò anche di formare coloro che avrebbero poi continuato la sua opera di evangelizzazione. Da quanto possiamo attestare dai Vangeli, Gesù non ha considerato la missione che il Padre gli aveva affidato un tesoro “personale” o un privilegio. Al contrario, ha condiviso la sua visione e la sua esperienza del Padre con coloro che sarebbero stati responsabili della vita della primissima Chiesa. Il modo in cui Gesù ha condotto il suo ministero ha dato inizio a una sorta di “effetto domino”: uomini comuni sono chiamati a seguirlo e diventano discepoli e, infine, il discepolato sotto la cura di Gesù li trasforma in apostoli che faranno altri discepoli.

Questa dinamica è anche ben attestata nel Libro degli Atti degli Apostoli e in alcune lettere di San Paolo. Due eventi del Libro degli Atti degli Apostoli possono ben illustrare questa “sinodalità” della Chiesa primitiva. Il primo è At 6,1–7 e il secondo At 15. In Atti 6, per far fronte a un bisogno concreto di prendersi cura delle vedove trascurate nella distribuzione del cibo, i dodici riuniscono tutti i discepoli con il proposito di scegliere sette uomini tra loro noti per essere pieni di Spirito Santo e sapienza. Una volta formulata la proposta, il testo dice che piacque “a tutto il gruppo”.

Il secondo passo che illustra questa sinodalità della Chiesa primitiva è At 15, noto anche come Concilio di Gerusalemme. Il testo ci fa sapere che per risolvere la questione sull’eventuale circoncisione dei Gentili, Paolo e Barnaba sono inviati a Gerusalemme per incontrare gli Apostoli e gli Anziani (At 15,2).

Il fatto che Maria, a La Salette, poco prima di scomparire, abbia affidato a Massimino e a Melania la missione di far conoscere il suo messaggio a tutto il suo popolo, riflette questa dinamica. Ai piedi della Bella Signora di La Salette, Massimino e Melania diventano suoi discepoli. Una volta scomparsa, iniziano ad essere “missionari-discepoli”. Maria li include e li lascia prendere parte alla missione del Figlio. Inizia, così un nuovo effetto domino che alla fine avrebbe portato alla nascita e alla crescita dei Missionari di Nostra Signora de La Salette. E noi siamo parte di questo effetto domino!

Preghiera rende possibile il camminare insieme

“Ecco tua madre” (Gv 19,27) è stato l’ultimo desiderio di Gesù mentre giaceva sull’albero della croce. In queste parole Gesù implica che sua madre dovrà essere presa in considerazione nella comunità che si riunirà in suo nome, cioè la Chiesa. Fin dai primi momenti dell’emergere della Chiesa, infatti, la presenza di Maria è stata più che nota nel suo ruolo di prima discepola, che si è riservata la missione di aprire il tesoro del suo cuore per condividere le intenzioni più profonde del suo Figlio.

I discepoli, insieme a Maria, “avevano un solo cuore e una sola anima” (At 4,32) e insieme hanno percorso la vita di Gesù come unica via che conduce al Padre. Infatti, nella vita e nella missione la sinodalità è quella di avere Gesù come via, per camminare insieme su questa strada e per sentire insieme le implicazioni della missione della Chiesa nel mondo.

Quando nel suo messaggio la bella Signora chiede ai due veggenti se le loro preghiere sono ben fatte, questa domanda è rivolta a tutti nell’oggi della nostra storia perché la nostra identità cristiana è legata al tronco che è Cristo, il divino Maestro che ha lasciato questa pratica come luogo e momento privilegiato per la sua presenza. La Chiesa in duemila anni ha sempre considerato la preghiera come il grande tesoro delle grazie, l’incontro della creatura con il suo Creatore segnato nell’intimità dei cuori. Per questo motivo, più che un semplice richiamo, il messaggio di La Salette è una scuola aperta per noi per rivedere i nostri obblighi e doveri come amati figli di Dio. 

A La Salette Maria non viene con altre novità in temi di messaggio perché con la Madre di Dio l’antica verità diventa nuova e nel contesto dell’apparizione c’è l’invito ad ascoltare il messaggio del suo Figlio, cioè l’invito veemente che porta il cambiamento della vita. Quindi si può dire che il discorso della Bella Signora è ispirato dal Vangelo. 

Sinodalità come cammino è sempre stato presente da quando la prima comunità ecclesiale riceve da Cristo risorto la missione di annunciare la Buona Novella ad essere predicata a tutti i confini della terra. Al centro della sua predicazione c’era e ci sarà per sempre il kérygma, cioè l’annuncio di Gesù morto e risorto per la vita del mondo. Senza illusioni, Paolo ci lascia ben impresso il nostro dovere di predicare Gesù Cristo crocifisso. 

Infatti, non si può concepire la Chiesa senza la centralità della croce. Dai pionieri dell’evangelizzazione apprendiamo che la croce è la glorificazione di Dio e del Figlio di Dio; è la vittoria su Satana e su tutti i poteri del mondo; è la prova della forza di Dio nella debolezza del brivido; crea pace tra Dio e gli uomini e nuova unità tra i popoli. 

Il fatto che la luminosità della croce portata da Maria abbia attirato fortemente l’attenzione di Massimino e Melania significa che la fedeltà a Cristo crocifisso deve essere per noi ogni giorno un compito. 

Strettamente legato alla Croce è il centro di tutta la vita cristiana, l’Eucaristia. Nutre il cammino sinodale della Chiesa. Senza di essa non saremo nulla in questo mondo incerto.

In questo cammino missionario è preponderante l’azione dello Spirito, poiché è lui che sostiene la sinodalità della Chiesa e manifesta tra i fedeli, come sottolinea giustamente il Lumen Gentium, il dono di pari dignità dei battezzati, cioè la vocazione universale alla santità; la partecipazione di tutti i fedeli all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Gesù Cristo; la ricchezza di doni gerarchici e carismatici; la vita e la missione di ogni Chiesa locale.

Come famiglia salettina, e seguendo le orme dei primi missionari de La Salette, sentiamo la sinodalità nella misura in cui prendiamo insieme il carisma della riconciliazione.

Maria via di incontro, di ascolto e di preghiera…

Radunati nel Cenacolo, gli apostoli, Maria e i discepoli si trovavano insieme, pregando. Nelle loro parole e nei loro pensieri dominavano sicuramente gli straordinari eventi degli ultimi giorni che riguardavano Gesù. La sua vita, la passione, la crocifissione e la morte suscitavano tristezza e commozione. Ma le sue apparizioni dopo la morte, come Signore Risorto, suscitavano speranza e consolazione. Quando scese lo Spirito Santo, la loro identità fu cambiata: diventarono una Chiesa, alla quale Cristo affidò l’evangelizzazione di tutto il mondo. La Madre del Signore fu presente con loro a Gerusalemme, e poi rimase legata alla Chiesa fino alla sua Assunzione al Cielo, tra l’altro ad Efeso, e dopo l’Assunzione restò accanto al Figlio e intercedette per noi dal Cielo.

A La Salette dimostra la sua cura per la Chiesa, e approfittando del ruolo della Regina del Cielo, richiama, tramite i ragazzi, ai valori che costituiscono la Chiesa.

Prima di tutto sottolinea il ruolo dell’Eucaristia. Essa viene trascurata dalla maggior parte degli uomini e disattesa come luogo dell’incontro ravvicinato con Dio. Partecipano ad essa solo le vecchiette, invece gli uomini lavorano la domenica, non distinguendola dagli altri giorni della settimana. Fino alla fine del mondo non ci sarà una migliore possibilità di incontrare il Signore, se non ricevendo il Suo Corpo e Sangue tra le preghiere e i ringraziamenti. Il nostro atteggiamento, invece, mostra che cerchiamo qualcos’altro e non ci aspettiamo niente da Dio, immersi come siamo nei problemi di questo mondo.

Inoltre, Maria chiede ai veggenti, come essi pregano. La loro sincera risposta, cioè che non se la cavano molto a pregare, spinge Maria a raccomandargli che la preghiera è necessaria, in particolare la mattina e la sera. La preghiera alla mattina esprime la speranza di vivere il nuovo giorno secondo Dio. Quella serale è un’occasione per rivedere la giornata passata, alla luce dei comandamenti. Conoscendoci bene, Maria richiede almeno due orazioni: un Padre nostro e un’Ave Maria. La prima ci è stata insegnata da Gesù, su richiesta dei discepoli, l’altra ci ricorda l’annunzio che l’Arcangelo Gabriele fece a Maria, rivelando la sua elezione ad essere Madre del Figlio di Dio. Per ogni uomo esse costituiscono il minimo assoluto di quello che ci viene chiesto di sapere riguardo ai modelli di preghiera.

Un’altra cosa ricordata dalla Bella Signora, sono i fatti della vita quotidiana che confermano il legame indissolubile che esiste tra il nostro comportamento e la condizione del nostro ambiente: i raccolti guastati, la fame, le malattie, la morte dei bambini, la penitenza senza fuga e la sofferenza. Tutto questo richiede un riferimento a Dio, il che mantiene questo mondo in esistenza. Noi – sono le parole di Maria – non ci facciamo caso. Ella ci ammonisce, esprimendo così la sua cura per noi, affinché noi non incolpiamo Dio per i danni e le sofferenze nel mondo, ma noi stessi. Siamo stati noi ad attivare la corruzione del mondo, e solo da noi dipende quale sarà il mondo nel futuro.

Alla fine Maria mostra come Dio è consapevole di tutto ciò che turba i nostri pensieri e cuori, e ricorda a Massimino un fatto personale legato a suo padre, che egli aveva già dimenticato. Dio è sempre presente accanto a noi, niente sfugge alla sua attenzione e nessuno Gli è indifferente.

Questi fatti indicano che Maria ben conosce la situazione nel mondo e, tramite i testimoni della Sua apparizione, condivide questa conoscenza ed esperienza con tutto il suo popolo. Non nasconde perfino il fatto che sia triste a causa di noi e che il Suo Figlio non vuole più tollerare tutto questo. Gesù vuole agire, ma il Suo agire può essere per noi troppo difficile da capire, per cui Maria ci avverte. Non dobbiamo sottovalutare quello che Ella dice. Giustamente dice San Paolo: «Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna» (Gal 6,7–8). In questo contesto la pandemia Covid-19 può essere considerata un mezzo meno doloroso e fastidioso, con cui Dio vuole farci rivolgere a Lui, perché il Suo braccio pesante avrebbe potuto usare un mezzo ben più importuno.

Flavio Gillio MS

Eusébio Kangupe MS

Karol Porczak MS

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Il messaggio di La Salette mette in luce il sogno di Dio

Maggio 2021

Sognando con il Figlio e la Madre

“Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò” (Gen 1,26–27). All’inizio del libro del Genesi e della Storia della Salvezza, troviamo il “sogno di Dio” per l’umanità. 

Troviamo una dinamica narrativa simile all’inizio del ministero pubblico di Gesù. Nella sinagoga di Nazareth, Gesù condivide con l’assemblea presente, un altro sogno, quello del suo ministero pubblico, applicando a sé quanto letto dal Profeta Isaia (Luca 4,14–30).

Da un punto di vista narrativo, tanto Dio che Gesù sono caratteri guidati da obiettivi e buoni propositi. Ma soffermiamoci brevemente, sulla figura di Gesù. Fin dalle prime battute del suo ministero pubblico, Gesù si caratterizza come un uomo di obiettivi. L’episodio di Nazareth, una volta collocato nel contesto della macro-narrazione lucana, funziona come un testo programmatico. Si tratta della “Magna Carta apostolica” di Gesù. In questo episodio, infatti, sono delineati gli obiettivi del ministero di Gesù, espressi attraverso un immaginario e un linguaggio profetici. Accostato in questo modo, l’episodio di Nazareth ci permette di fare una riflessione sull’importanza di avere obiettivi e buoni propositi nello Spirito, tanto nella nostra vita religiosa che in quella apostolica.

Primo: porsi obiettivi e buoni propositi nello Spirito è una responsabilità spirituale (vedasi per esempio i Fil 3,12–15). Possiamo vivere di default oppure disegnare creativamente il nostro cammino di vita seguendo gli impulsi dello Spirito. Possiamo vivere prefissandoci buoni propositi e obiettivi, oppure lasciare che le circostanze decidano per noi sul da farsi. È la differenza che intercorre tra vivere ed esistere, tra vivere semplicemente reagendo alle circostanze oppure vivere disegnando il nostro cammino di sequela di Gesù di Nazareth.

Secondo: gli obiettivi e buoni propositi nello Spirito sono affermazioni di fede. Dicono che cosa per noi è importante e rilevante, e nello stesso tempo testimoniano la nostra esperienza di Dio e anche la nostra fiducia in Lui. Spesso, grandi obiettivi e buoni propositi tradiscono una fede profonda, mentre i piccoli possono alludere a una fede traballante e superficiale (vedasi gli Ef 3,20–21). Spesso, la misura della nostra fede in Dio decide la misura dei nostri sogni, obiettivi o buoni propositi.

Terzo: avere, tanto nella vita religiosa che apostolica, obiettivi e buoni propositi nello Spirito ci evita il rischio di perdere focus e direzione. Ci evitano il rischio di correre in modo incerto invano (vedasi 1Cor 9,26).

Quarto: obiettivi e buoni propositi nello Spirito ci motivano a persistere e perseverare.

Quinto: essi, infine, costruiscono e plasmano il nostro carattere cristiano. Mentre corriamo la corsa verso i nostri obiettivi e buoni propositi collaboriamo anche con lo Spirito all’edificazione del nostro carattere di discepoli di Gesù di Nazareth (vedasi i Fil 3,12).

Ora, come il Figlio, anche la Madre ha un sogno. Un sogno che diventa per noi missione. Le battute finali del discorso della Bella Signora di La Salette a Massimino e a Melania svelano il suo sogno: “Fatelo conoscere a tutto il mio popolo”. Un sogno in fieri. Il suo sogno. Il nostro obiettivo nello Spirito.

Chiamato all’identificazione con Dio

“Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò” (Gen 1,2627). 

Dio ha sognato l’uomo e lo ha creato a sua immagine e somiglianza. E anche se per aver disobbedito l’uomo perse l’amicizia divina, il peccato non distrusse totalmente questa relazione, poiché Dio sognava la restaurazione della razza umana e, per questo, mandò suo Figlio (Gv 3,16). Il piano di mandare il Figlio fu preceduto da grandi figure messe alla prova nella fedeltà, come Noè, Abramo, Mosè, Davide. Con questi, e specialmente dopo Mosè, sogna di avere un intero popolo profetico; sogna il giorno in cui può purificare l’uomo, scambiare il suo cuore di pietra con uno di carne, infonderlo con lo Spirito Santo. Il sogno diventa realtà in suo Figlio Gesù Cristo che espiò i nostri peccati attraverso il suo sangue versato sulla croce. Questa volta, Cristo, la nostra pace, ha dato a Dio la possibilità di avvicinarci di nuovo a lui. Il sogno si compie nel giorno della Pentecoste con l’invio dello Spirito Santo che creerà intimità, relazione e un corpo i cui membri sono tutti coloro che accettano l’invito a entrare nel Regno inaugurato da Cristo.

Il sogno di Dio si identifica con la volontà di Dio che vuole “che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4). Perciò, ogni uomo dovrebbe avvicinarsi a Cristo “la via della verità e della vita”. 

Avvicinatevi, figli miei, non abbiate timore, sono qui per annunciarvi un grande messaggio”. In questo invito, il messaggero è il portavoce del suo amato Figlio. Non porta un nuovo messaggio, intende guidarci per mettere in pratica gli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo. Questo è esattamente dove il messaggio di La Salette ci porta, al sogno di Dio, nel senso che cerca di rimuovere l’uomo dal fango del materialismo, del secolarismo e dell’indifferenza in cui si trova immerso.

Se si convertono, le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano!” Convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15) è stato il grande appello che Gesù ha lanciato al mondo, e nella sua apparizione a La Salette e in altri luoghi, Maria continua a ripetere lo stesso messaggio. La conversione dell’uomo è la garanzia della sua santificazione e il primo passo verso l’armonia del nostro pianeta. Lo stato mentale dell’uomo influenza l’universo a rivolgersi a Dio o a deviare dal suo Creatore. Ciò che ci viene dato ad assistere oggi con la pandemia Covid-19 ci porta a rivedere la nostra posizione davanti a Dio.

Il modo in cui i mondani hanno cercato di gestire la situazione dispensando Dio, testimonia, d’ora in poi, lo sconcerto dell’uomo nel valutare le cose dell’alto. Un esempio concreto sono le restrizioni che i credenti hanno avuto nel condurre i loro servizi nelle chiese in un momento in cui paradossalmente l’apertura di supermercati e manifestazioni di vario tipo non hanno incontrato ostacoli. In questa situazione di mondanità, è opportuno censurare il nostro silenzio, che si confonde con un certo conformismo. Al contrario, la Madonna afferma con forza il primato dello spirituale, sottomettendosi a Dio.

I destinati al Cielo

Nel suo discorso Gesù ha ricordato: «Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39). Questo è il piano d’azione di Dio nel corso di tutto il tempo. Chiamati all’esistenza, con la nostra cooperazione nel concepimento della nuova generazione, siamo per Dio come «la pupilla dei suoi occhi». Lui ci tiene affinché ogni uomo concepito sulla terra condivida con Dio Uno e Trino la vita nell’eternità. Nel momento del concepimento l’uomo riceve un dono straordinario: la dignità di un potenziale abitante del Cielo con Dio e con altri esseri umani.

Maria è rappresentante di quella società che ha ormai terminato il pellegrinaggio terreno. Ella ben conosce l’intero piano di Dio e viene a indicarci, dove questa dignità dell’abitante celeste è minacciata. Con il suo Messaggio vuole suscitare dentro di noi il desiderio del Cielo e la rilevanza dell’incontro con il Suo Figlio nell’Eucaristia, nonché ci sensibilizza a mostrare rispetto nei confronti di Colui che ha donato tutto se stesso per amore.

Melania e Massimino erano semplici ragazzi, ma il loro racconto su quello che avevano sperimentato nell’incontro con la Bella Signora, non aveva niente a che fare con la menzogna o manipolazione. Loro hanno registrato tutto perfettamente: l’abito proprio di una contadina non aveva celato la maestà celeste della Madonna; il suo modo di parlare era stato così straordinario che perfino la lingua straniera e il lungo colloquio con Lei si erano impressi indelebilmente nella memoria di veggenti, perché il suo parlare era fortemente segnato da un’origine oltremondana, e la Sua voce, nonostante l’afflizione, suscitava fiducia e compassione in loro due; le lacrime di Maria avevano visibilmente commosso Melania e Massimino, e ogni volta che essi raccontavano quell’evento, rilevavano questo fatto, suscitando a loro volta una profonda commozione negli ascoltatori; la stessa sparizione di Maria ha sollevato nei testimoni dell’incontro con Lei, una riflessione sul fatto che essi non Le avevano chiesto di portarli con sé; pur non sapendo chi era la Signora, volevano andare ovunque Ella sarebbe andata, perché così bella e beatificante era stata l’impressione suscitata dalla Sua presenza.

Triste, ma anche grande e necessaria, era la novità portata per tutti noi in quel pomeriggio del 19 settembre 1846. La Regina del Cielo e della Terra viene per liberare dentro di noi la consapevolezza di chi siamo per Dio: che siamo Suoi figli. L’unica predestinazione legata al semplice fatto di essere uomo, è quella al Cielo. Non c’è altra predestinazione nei progetti di Dio. Se questo piano non porta l’uomo nel Cielo, è solamente per colpa sua – perché l’uomo stesso non lo vuole!

La Madre di Dio e la Madre degli uomini, generando il più insigne Uomo sulla terra, Gesù Cristo, ci ricorda che nel Suo Figlio siamo tutti fratelli e sorelle. Godiamo della stessa dignità del Figlio di Dio, perché Dio ha deciso di adattarci come Suoi figli della Sua divina elezione.

Sebbene Maria ci mostri piuttosto le nostre omissioni nel seguire il piano di Dio, quando riflettiamo sul Suo Messaggio, dentro di noi nasce il desiderio di porgere attenzione alle cose di Dio e di voler migliorare le nostre relazioni con Dio tramite Gesù Cristo.

Maria ci apre uno spiraglio per vedere la realtà, nella quale Ella è già presente e verso la quale vuole indirizzare tutti noi. Si tratta del Cielo e della vita eterna con Dio.

Chi lo desidera, rafforza il Suo cuore materno.

Flavio Gillio MS

Eusébio Kangupe MS

Karol Porczak MS

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L’invito – anamnesi

Aprile 2021

L’eucaristia – fonte e culmine della storia

Le stesse parole dell’introduzione – «Avvicinatevi, bambini miei» e «Sono qui per comunicarvi una grande notizia» – sono da parte della Bella Signora un invito a ricordare quello che Dio aveva progettato fin dall’inizio dei tempi: cioè, che Dio vuole avere noi tutti accanto a Sé, nel Cielo. Praticamente è questo il compito dell’uomo sulla terra: prima di tutto desiderare per se stesso, e poi assecondare gli altri nel desiderio di scoprire questo piano di Dio e nell’accettarlo come proprio. Tra gli uomini non c’è nessuno che ci tenga a realizzarlo così tanto, come la Madre di Gesù e la Madre di tutti i credenti in Lui.

Maria ci indica i luoghi e i tempi concreti, dove possiamo discernere questo piano e far esperienza del sostegno personale di Dio nella grazia che viene dal Suo Figlio, Gesù. Si tratta prima di tutto della Santa Messa, attraverso cui Gesù Cristo vuole elargirci i suoi doni; inoltre si tratta della preghiera e del tempo dedicato ad essa, che Maria non teme di ridurre alla sola recitazione del Padre nostro e dell’Ave Maria. Per alcuni, già queste preghiere diventano qualcosa di sconosciuto, perché non insegnato dai genitori, i quali oggi sempre più spesso non sentono neanche il bisogno di battezzare i propri figli. Anche la Quaresima non è più tempo di preparazione al Sacrosanto Triduo Pasquale, ma viene trattata come normali giorni feriali, senza un significato particolare.

Maria non ha mancato di accennare che le deteriorate relazioni con Dio si riflettono anche nelle nostre coltivazioni danneggiate e nei raccolti rovinati. Dimentichiamo sempre il legame tra il comandamento di Dio: «Soggiogate la terra e dominatela» e le parole di Maria: «Se si convertono, le pietre e le rocce si muteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi». Si può soggiogare la terra in modo soddisfacente solo allora, quando noi stessi ci lasciamo soggiogare da Dio. Maria ci ricorda questa verità già all’inizio della parte francese del Suo Messaggio: «Se il mio popolo non vuole sottomettersi…». Ella stessa vuole mostrarsi come la prima che si sottomette a Dio ed è orgogliosa di questa scelta. Niente costruisce la pace interiore in modo così forte come l’adesione alla Volontà di Dio, e la Vergine Immacolata ne è un esempio costante per noi. Perciò parlando di noi dice «il mio popolo», perché Ella spera che, come dentro Lei stessa, così anche in ciascuno di noi c’è questo naturale desiderio di Dio e la voglia di piacerGli per amore, e non per calcolo o per malizia nascosta.

Se qualcosa non va secondo i nostri piani, allora imprechiamo distratti: vuoi contro gli autisti, vuoi contro i pedoni, contro le persone sgradevoli, contro le autorità statali, contro i servizi pubblici, contro l’assistenza sanitaria, contro la siccità, contro la pandemia del coronavirus e le speculazioni legate ad essa, contro i raccolti danneggiati, contro i prezzi dei servizi e dei prodotti, contro i malfattori e contro gli insuccessi e gli imprevisti di ogni genere. Maria ci ricorda che tutto questo richiede un intervento di Dio. Gesù è pronto ad aiutarci, ma il nostro comportamento e l’indifferenza verso la relazione eterna con Dio richiedono sempre più forti mezzi di riparazione. Maria si appella a Gesù – a cui accenna con lacrime – affinché usi soluzioni più delicate. Ma anche Lei è consapevole che con il nostro comportamento noi ci poniamo di fronte a una scelta tra la perdita della vita eterna e l’intervento pesante del braccio di Gesù, non più possibile da frenare neanche da Maria, anche se pieno di grazia. Egli non vuole punire. La punizione è il nome che noi diamo all’ira di Dio. L’ira di Dio, nelle parole dei profeti, significa lo zelo del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo a mettere ordine in tutto, così come Dio aveva voluto fin dall’inizio del mondo.

Seguiamo questo invito di Maria a sottometterci a Dio e obbedire a Lui in tutto ciò che c’è scritto nel Decalogo. Ricordiamo poi che Dio è misericordioso nel tempo mondano e vuole sempre aiutarci. Ma finito questo tempo, Egli purtroppo deve essere solo giusto, cosa che noi dimentichiamo.

E Maria a La Salette soffre proprio per il fatto che noi ce ne dimentichiamo.

Karol Porczak MS

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