I LAICI MEDITANO IL MESSAGGIO 9/14


“Se si convertono le pietre e le rocce diventeranno mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi”
La Vergine a La Salette, con questo “SE”, ci mette di fronte a tutta la nostra responsabilità e continua la costante esortazione che percorre tutto l’Antico ed il Nuovo Testamento che si sintetizza nel “convertitevi”. Maria piange sulle nostre sciagure e ci indica l’unico modo per ristabilire il rapporto con il Padre e non restare soffocati dalle nostre miserie. Nel giardino in Eden tutto era pace e fecondità: la conseguenza del peccato è morte dolore e fatica (cfr Ge 3, 16-19).
Ma che cosa vuol dire convertirsi?
Vuol dire ritornare sui propri passi e riscoprire l’essenziale della vita, è trovare il coraggio di inginocchiarsi davanti ad un Sacerdote e dire: “ho sbagliato” con la certezza che Dio ci dà la forza di ricominciare.
Per fare ciò occorre rimuovere quello che di negativo, di egoistico, di malvagio è nascosto nel segreto del nostro essere. Mettersi in discussione comporta fatica, umiltà, riflessione, preghiera e perdono incondizionato delle offese… Nel Padre Nostro diciamo “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo…”.
Convertirsi è cambiare, diventare un uomo nuovo, è rivestire di carne le ossa inaridite e ricevere uno spirito nuovo che rende possibile la vita: è ri-vivere (cfr Ez 37, 1-13).
A noi forse non viene chiesto di vivere una conversione eclatante come quella di San Paolo, S. Agostino, S. Francesco ecc. ma ci viene chiesto di convertirci tutti i giorni, in un impegno costante attraverso gli avvenimenti del quotidiano. Ripartire dopo ogni confessione perché “convertitevi il Regno di Dio è vicino” (Mt 4, 17) è valido anche adesso, la conversione è continua perché Dio non lo si ama e conosce mai abbastanza.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al punto 1847, ricorda che Dio ci ha creato senza di noi ma non ha voluto salvarci senza di noi (cfr Lc 15). L’accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. “Se diciamo che siamo senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa” (Gv 1, 8-9).
Siamo tutti peccatori ma purtroppo sempre pronti a sottolineare gli errori degli altri e a giustificare i nostri se non addirittura a negarli. La misericordia di Dio è infinita e perdona tutto e tutti, anche chi crede di avere una colpa tanto grande da non poter essere perdonata. Dio chiama tutti e sempre, pensiamo agli operai dell’ultima ora, al buon ladrone… non c’è un tempo ideale per convertirsi. Maria a La Salette non chiede una conversione di massa ma vuole la mia ed ora. Si dice che il paradiso è pieno di peccatori pentiti! Prega per noi Vergine Riconciliatrice affinché, veramente riconciliati, diventiamo degni delle promesse di Cristo.
La gioia della conversione
Maria chiedendo di convertirci manifesta anche le conseguenze di questa scelta: “le pietre e le rocce…”. L’Antico Testamento è costellato di numerosi esempi di “vantaggi” che scaturiscono dall’avere dato fiducia alle parole di Dio: “beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, chi spera nel Signore suo Dio… Egli è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati” (Sal 146, 5-7).
Convertirsi vuol dire anche abbandonarsi alla fiducia in chi ci ha assicurato di esserci sempre accanto e di non lasciarci mai soli. “Beato l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. E’ come un albero piantato lungo il fiume, nell’anno della siccità non si darà pena, non smetterà di produrre frutti” (Ger 17, 7-8).
Quante volte nella vita ci diamo pena perché contiamo solo nelle nostre forze senza confidare nell’aiuto di Dio! Pensiamo alle Donne che, di buon mattino, si recavano al sepolcro e “dicevano tra loro: chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro? Alzando lo sguardo videro che la pietra era già stata rotolata, benché fosse molto grande” (Mc 16, 3-4). Tanta preoccupazione e poi il Signore aveva già provveduto! Questo non vuol dire che dobbiamo vivere nel fatalismo o nella pigrizia.
Vige sempre il proverbio: aiutati che Dio ti aiuta; ma ricordiamoci anche che “se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i muratori, se il Signore non vigila sulla città invano veglia la sentinella” (Sal 127, 1).
Si è soliti dire che il cristiano deve agire come se tutto dipendesse da lui, ma tenendo sempre presente che tutto dipende da Dio e da Dio tutto proviene.
Quando Maria dice a Massimino e Melania che le rocce si trasformeranno in grano pare di sentire Gesù che afferma: “Non preoccupatevi della vostra vita, di quello che mangerete o berrete. Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno, cercate invece anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte le cose ci saranno date in aggiunta” (Mt 6, 25-33). Quante volte le preoccupazioni del quotidiano ci fanno dimenticare che il nostro fondamentale compito di cristiani è quello di prodigarci perché “venga il suo regno”!
Se avessimo più fede nelle parole di Cristo il mondo andrebbe senz’altro meglio e noi vivremmo più sereni e felici. Benedetto XVI nella Giornata Mondiale della Gioventù del 2012 parlando della gioia della conversione dice “la volontà di Dio è che noi siamo felici. Per questo ci ha dato delle indicazioni concrete per il nostro cammino: i comandamenti.. un insieme di essenziali e preziose regole di vita che conducono a un’esistenza felice realizzata secondo il progetto di Dio”.
Il Signore sa quali sono le nostre necessità ma è importante che noi gliele chiediamo altrimenti non ci avrebbe insegnato a pregare dicendo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
La Provvidenza di Dio ci aiuta nel quotidiano per il necessario ma noi siamo ingordi e cerchiamo di ammucchiare per timore di non averne abbastanza, per paura di rimanere senza. Pensiamo a Mosè che riferendosi alla manna piovuta dal cielo dice: “Nessuno ne faccia avanzare fino al mattino” (Es 16, 19). Dobbiamo fidarci, quindi, totalmente di Dio perché preoccuparci eccessivamente per il domani vuol dire non avere fede e non riuscire a cantare con il salmista: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”.
La Vergine a La Salette, nell’esortarci alla conversione, a diventare persone nuove, dice che tutto cambierà in conseguenza di questa nostra scelta. Infatti dove ora c’è aridità e sterilità le rocce diventeranno mucchi di grano e tutto sarà fecondo. E’ il passaggio dalla povertà alla ricchezza, dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia.
Anche la vita del “convertito” è segnata da prove, cadute, dolori e difficoltà d’ogni genere, ma il sapere che Cristo crocifisso è con lui sempre, è un aiuto incommensurabile. La sua vita è come la casa costruita sulla roccia (Mt 7, 24).
Soprattutto noi laici salettini, impegnati a testimoniare il Messaggio di Maria dovremmo ricordarci che la Vergine porta sul petto il Figlio crocifisso e che solo fissando in Lui lo sguardo possiamo trovare conforto e forza. Teresa d’Avila diceva: “Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio nulla gli manca, tutto passa, solo Dio resta, solo Dio basta”.

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