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Una risposta al grido della Terra

Una risposta al grido della TerraFrancesco

· In occasione della giornata mondiale dell’acqua esce il documento «Francescani per l’ecologia» ·

21 marzo 2014

La Commissione interfrancescana di giustizia, pace e integrità del creato — composta dai delegati dei ministri generali dei frati minori, dei conventuali, dei cappuccini, del terzo ordine regolare e dei presidenti dell’ordine francescano secolare e della Conferenza francescana internazionale del terzo ordine regolare — propone alla famiglia francescana, e non solo, un testo suggestivo sulla consapevolezza e sull’impegno ecologico. L’occasione è data dal trentacinquesimo anniversario della proclamazione di san Francesco d’Assisi a «celeste patrono dei cultori dell’ecologia» da parte di Giovanni Paolo ii, con la bolla Inter sanctos del 29 novembre 1979. La riflessione, intitolata Francescani per l’ecologia, è disponibile sul sito in rete www.francis35.org (in più lingue e con ulteriore materiale sul tema).

Per la pubblicazione è stata scelta la data simbolica del 22 marzo, che le Nazioni Unite hanno dichiarato, nel 1992, Giornata mondiale dell’acqua. «Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta», dice san Francesco nel Cantico delle creature, anche se non va attribuita retroattivamente al santo di Assisi la sensibilità tutta contemporanea per la penuria di risorse e nemmeno un protezionismo a oltranza nei confronti del creato. Nell’xii-xiii secolo, infatti, erano gli uomini a temere la natura e le sue manifestazioni incontenibili, non viceversa. Di fatto la situazione si è capovolta negli ultimi due secoli, prima con l’industrializzazione senza regole e poi con l’insinuarsi di una mentalità di iperconsumismo individualizzato. Quest’ultima non va solo riferita, ingenuamente, all’atto dell’acquisto e del consumo, ma a uno stile di vita culturalmente e psicologicamente connotato che comporta l’incrociarsi e il vicendevole rafforzarsi di cultura dello scarto, cultura dello spreco e cultura della rottamazione. Atteggiamenti, come ci ha ricordato Papa Francesco fin dai primi giorni del suo pontificato, innanzitutto antiumani, che tradiscono in radice la vocazione umana, non solo cristiana, del “custodire”. Atteggiamenti che impoveriscono la Terra di tutti, rendendola più fragile e mettendo a rischio l’ambiente che le generazioni dopo di noi riceveranno in eredità, contravvenendo così a ogni responsabilità nei loro confronti.

La riflessione della Commissione interfrancescana prende avvio dalla figura di san Francesco e dal suo apporto di novità alla relazione con il mondo: «Francesco ha fatto esperienza della presenza di Dio nel Creato. Egli ha intuito che il “naturale” indica e partecipa al “sovrannaturale”. Ha percepito che il Dio che è divenuto carne in Gesù Cristo è ancora, e lo sarà sempre, incarnato nel mondo». Senza teorizzarlo, il santo di Assisi risolve in modo intuitivo e partendo da presupposti spirituali il rapporto naturale-soprannaturale, per cui non è necessario togliere consistenza alle cose create per dare maggiore gloria a Dio. Al contrario, la creazione è convocata nel giubilo e nella responsorialità della lode nei confronti dell’Altissimo, onnipotente, buon Signore.

La riflessione continua valorizzando l’insegnamento degli ultimi tre Papi sul tema dell’ecologia, a partire dagli interventi pionieristici di Giovanni Paolo ii, in particolare il messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1990: pace con Dio creatore, pace con tutto il creato. Da quel momento espressioni quali “vocazione ecologica” e “conversione ecologica” entrano a pieno titolo nel vocabolario cattolico e si respinge con determinazione l’accusa mossa al cristianesimo di aver legittimato — sulla base di una lettura riduttiva delle prime pagine della Scrittura, in particolare Genesi, 1-3 — lo sfruttamento della creazione. Esattamente mezzo secolo fa, Lynn White, sulla rivista «Science» (155/1964), aveva puntato il dito contro l’“arroganza cristiana” ritenuta prima responsabile della crisi ecologica dei nostri giorni. Vi è anche da dire, puntualizza il documento, che «negli ultimi anni della sua vita Giovanni Paolo ii ha collegato in modo ancora più esplicito la preoccupazione ecologica con i principi della dottrina sociale della Chiesa, affermando che la prosperità umana è di altrettanto vitale importanza della prosperità fisica del Creato. Il “grido della terra” non può essere separato dal “grido dei poveri”».

L’insegnamento, di grande intensità, di Benedetto xvi sull’ecologia resta fino a oggi quello maggiormente sviluppato da un Papa su questo tema, che viene affrontato da molteplici punti di vista e sempre con grande attenzione sia all’ecologia umana che all’ecologia sociale. Si cita, come condensato del suo pensiero, il n. 51 di Caritas in veritate: «La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso». Per quanto riguarda Papa Francesco, si fa notare come egli ci abbia abituati fin da subito a un’ecologia della cura a carattere integrale: «Quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce» (Omelia del 19 marzo 2013).

Il documento dedica poi un ampio paragrafo a Ecologia e recupero delle tradizioni religiose. Ogni tradizione religiosa ha bisogno di essere purificata da scorie di teorie che possono essere usate contro l’ambiente, che direttamente o indirettamente giustificano un uso irresponsabile e non sostenibile delle risorse. Si tratta di non abbassare mai la guardia per individuare, da una parte, ogni manipolazione di dottrine religiose in senso antiecologico per poi focalizzare quanto meglio possibile, dall’altra parte, l’apporto specifico che ogni tradizione religiosa può dare alla soluzione o almeno all’affrontamento della gravissima crisi ecologica che incombe sul pianeta. Dal punto di vista cristiano, secondo i redattori del testo, «l’esempio preso dalla tradizione cattolica di san Francesco di Assisi può ispirarci a rispondere con amore, compassione e generosità al grido della terra».

La riflessione della commissione nella sua parte finale passa in rassegna alcune significative esperienze promosse da discepoli e discepole del santo di Assisi che nell’oggi, con la stessa sensibilità spirituale e la medesima libertà, vogliono attualizzarne l’insegnamento. Spicca la partecipazione alla Conferenza delle Nazioni Unite Rio+20 e al contemporaneo Vertice dei popoli (che si sono svolti a Rio de Janeiro, in Brasile, dal 15 al 23 giugno 2012) di cinquantasei membri della famiglia francescana di ogni parte del mondo. Intenso anche il lavoro di advocacy all’Onu di Franciscans International (che compie venticinque anni) per affrontare casi di ingiustizia ambientale o per migliorare le politiche nazionali in modo da proteggere popolazioni e pianeta.

«Cosa posso fare io?», si chiederanno in tanti. Gli atteggiamenti estremi da evitare sono, da una parte, quell’ideologia ecologista che diventa cattiva maestra di vita e non raramente fa debordare l’ecoattivismo in ecoterrorismo, e dall’altra una sorta di sonnambulismo irresponsabile che non vuol vedere i problemi e preferisce voltare le spalle a una situazione giudicata irrimediabile. Qual è, allora, il comportamento più corretto? Servono piccoli e concreti passi verso una grande meta, coinvolgendo nell’impresa uomini e donne di buona volontà nel nome di Francesco d’Assisi. Insieme, è possibile.

Ugo Sartorio

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